La lotta alla zanzara tigre richiede uno sforzo coordinato tra tutti gli attori in campo: i Comuni, responsabili delle disinfestazioni degli spazi pubblici, le Ausl che mettono a disposizione le competenze specifiche per fare da supporto sia nella fase preventiva che in quella di trattamento, la Regione che coordina il monitoraggio su scala regionale le previsioni e la campagna di disinfestazione e, infine, i cittadini che devono essere coinvolti attivamente nella prevenzione e nei trattamenti perché il problema possa essere gestito adeguatamente. Si sottolinea che le aree private costituiscono la maggior parte dei siti a rischio e per questo è importante che ogni singolo cittadino in ambito privato provveda alla rimozione di tutti i potenziali focolai larvali, cioè di tutti quei contenitori in cui può ristagnare l’acqua (sottovasi, recipienti di qualunque tipo, ecc..) e al controllo dei focolai inamovibili, cioè quelli nei quali non può essere eliminata l’acqua, mediante la chiusura con coperchio ermetico, o con zanzariere o con l’ utilizzo di un adeguato prodotto larvicida.
Le esperienze messe a punto dalla diverse AUSL della Regione Emilia-Romagna, hanno dimostrato che nelle nostre zone è necessario ricorrere a diverse tecniche di lotta contemporaneamente.
Le strategie da mettere in campo sono le seguenti:
• censimento e mappatura dei focolai larvali non eliminabili e dei “siti sensibili”
• lotta antilarvale (eliminazione dei focolai, evitare la formazione di nuovi focolai, trattamenti larvicidi, utilizzo di predatori come Gambusia e Copepodi Ciclopoidi)
• lotta agli adulti (trattamenti adulticidi a carattere straordinario, metodi di protezione meccanici e personali)
• monitoraggio quantitativo dei livelli di infestazione
• divulgazione, educazione, sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza, istituzione di un Call Center
• applicazione di strumenti normativi e sanzionatori (Ordinanze, Regolamento di Igiene Pubblica)
Misure preventive
Diversi studi hanno permesso di identificare la tipologia dei siti a rischio di infestazione. In particolare, vale la pena di ricordare che nelle aree pubbliche, il maggiore rischio è rappresentato da tombini, pozzetti stradali e canali di scolo delle acque piovane. Nelle aree private, invece, siti a rischio sono i tombini di strade e giardini, gli scoli, le grondaie se otturate con materiali in decomposizione, i sottovasi, le cisterne e tutti i contenitori lasciati all’aperto e nei quali si possono formare ristagni d’acqua, i giochi per bambini come le piscinette lasciati pieni d’acqua, i vivai, i piazzali, gli abbeveratoi per animali, i teli e i cumuli di materiali sui quali si possono formare pozze d’acqua, le fontane e le vasche ornamentali. Dato che l’elemento fondamentale per la schiusa delle uova di zanzara e lo sviluppo delle larve è l’acqua, anche in piccole quantità, le azioni preventive da attuare rigorosamente sono le seguenti:
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trattare regolarmente i tombini e le zone di scolo e ristagno con i prodotti larvicidi
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eliminare i sottovasi e, ove non sia possibile, evitare il ristagno d’acqua al loro interno
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verificare che le grondaie siano pulite e non ostruite
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coprire le cisterne e tutti i contenitori dove si raccoglie l’acqua piovana con coperchi ermetici, teli o zanzariere ben tese
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tenere pulite fontane e vasche ornamentali, eventualmente introducendo pesci rossi che sono predatori delle larve di zanzara tigre
E’ inoltre necessario evitare di:
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accumulare copertoni e altri contenitori che possono raccogliere anche piccole quantità d’acqua stagnante
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lasciare che l’acqua ristagni sui teli utilizzati per coprire cumuli di materiali e legna
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lasciare gli annaffiatoi e i secchi con l’apertura rivolta verso l’alto
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lasciare le piscine gonfiabili e altri giochi pieni d’acqua per più giorni
svuotare nei tombini i sottovasi o altri contenitori
Strategie di lotta antilarvale

I prodotti larvicidi sono necessari per trattare i focolai che non si possono eliminare e nei quali permane l’acqua, come i pozzetti stradali, le caditoie, i tombini e tutti gli altri ambienti nei quali si possa verificare un ristagno. Esistono diversi prodotti larvicidi, tutti reperibili con facilità e a basso costo. Attualmente è obbligatorio impiegare formulati commerciali registrati allo scopo dal Ministero della Salute come Presidi medico-chirurgici (PMC). Il mercato offre gli stessi formulati larvicidi ad uso professionale anche in confezioni per l’uso domestico. Tra i principi attivi presenti sul mercato i più affidabili per l’impiego nella tombinatura stradale risultano attualmente Diflubenzuron e Pyriproxyfen che uniscono buona efficacia e persistenza d’azione a bassa tossicità. Il Bacillus thuringiensis israelensis non è consigliabile per scopi professionali nelle tombinature per la scarsa persistenza delle formulazioni attualmente in commercio, ma è suggerito per l’uso domestico visto il suo profilo tossicologico di grande sicurezza.
Per le vasche ornamentali si è appurato che i comuni Pesci rossi (Carassius auratus) e la Gambusia (Gambusia holbrooki) svolgono una predazione efficace, completa e duratura. Sono sufficienti 2 esemplari di carassio/m2 e 3-4 gambusie/m2 per ottenere buoni risultati.
Ricorda! La Gambusia così come prescritto dalla Legge Regionale n. 11 del 22/02/1993 (“Tutela e sviluppo della fauna ittica e regolazione della pesca in Emilia-Romagna”) può essere soltanto allevata e non immessa nelle acque interne.
E’ quindi necessario che le vasche nelle quali viene introdotta non siano in contatto con la rete idrica di superficie. Questo vale anche per i pesci rossi che sono attivi predatori in grado di mettere a rischio gli equilibri di ambienti naturali.
Cosa non fare: l’uso del rame nei tombini e sottovasi
Una delle indicazioni caratteristiche date in passato per la lotta contro la zanzara tigre è quella di utilizzare il rame come larvicida. Tuttavia, una serie di prove effettuate in Regione sconsiglia questa pratica, anche alla luce del problema del rischio di accumulo di grandi quantità di questo materiale nell’ambiente.
Consulta anche lo studio:
Importanza ed efficacia dei trattamenti antilarvali effettuati nei focolai di Aedes albopictus, presenti in aree private del territorio Comunale di Cesena nella stagione 2005, con impiego di Bacillus thuringiensis var. israelensis in:“Caratteristiche degli ambienti e presenza di zanzara tigre: indagine sui diversi ambiti insediativi nel territorio urbano. Claudio Venturelli -Dip.to di Sanità pubblica di Cesena e Federico Maggioli- Dip.to di Scienze Biomediche comparate Fac. Med. Veterinaria Università di Teramo
LOTTA AGLI ADULTI

Trattamenti adulticidi interni
In genere non è necessario il ricorso a trattamenti adulticidi all’interno degli edifici data la scarsa tendenza della zanzara tigre a permanere in questi ambienti.
Trattamenti adulticidi esterni
L’utilizzo di insetticidi da nebulizzare negli ambienti esterni va messo in atto solo in situazioni straordinarie, in caso di una presenza elevata di adulti in siti sensibili (scuole, ospedali, strutture residenziali e protette….) o in presenza di rischio epidemico..Questi prodotti, infatti, hanno una bassa persistenza ambientale e quindi non garantiscono una buona protezione di lungo periodo. Al tempo stesso, si tratta di prodotti dalla scarsa specificità e che possono quindi avere un impatto ambientale piuttosto elevato. La scelta di un insetticida deve comunque basarsi su una serie di caratteristiche come l’assenza di fitotossicità, di odori persistenti e fastidiosi o di effetti irritanti sulle mucose. E’ inoltre importante appurare quali sono le caratteristiche eco-tossicologiche del prodotto e dei suoi coadiuvanti. Per fare questo, è buona norma leggere attentamente le etichette e le istruzioni e rivolgersi al personale competente del negozio dove si effettua l’acquisto. In generale, è bene ricordare che ci sono alcuni principi attivi presenti sul mercato da molti anni, che sono ancora molto efficaci e i cui effetti, proprio per il lungo periodo nel quale sono stati utilizzati, sono molto più noti e studiati di quelli di prodotti nuovi, appena immessi sul mercato, che generalmente sono anche assai più costosi. La ricerca in questo settore indica come preferibili formulati a base di piretrine naturali e piretroidi.
Tecniche di cattura massale
La cattura delle zanzare adulte si realizza utilizzando trappole che attraggono le femmine emettendo anidride carbonica e altre sostanze attrattive per la zanzara tigre. Trappole di questo tipo sono presenti anche sul mercato italiano, anche se il loro uso non è consigliato in ambienti ampi ma solo, eventualmente, in luoghi circoscritti. Poco efficaci invece sono sia le trappole luminose a causa delle abitudini diurne della zanzara tigre sia gli apparecchi a ultrasuoni.
Tecnica del maschio sterile
L’uso di insetticidi di sintesi chimica può dar luogo a resistenze da parte degli insetti. Per questo e per ridurre l’impatto ambientale connesso alla diffusione delle sostanze chimiche, negli ultimi decenni, si è cercato di mettere a punto tecniche di lotta basate sul controllo biologico e genetico. Una tecnica di controllo genetico sperimentata fin dagli anni ’50 è quella della diffusione di maschi sterili. Tuttavia, fino a tempi recenti non si sono avuto buoni risultati anche per la scarsità di conoscenze dell’ecologia e della biologia degli insetti che si vogliono combattere. Le nuove conoscenze consentono ora di riprendere in mano questi esperimenti e di cercare di valutare l’efficacia di queste tecniche.
Data la distribuzione piuttosto concentrata a isole tipica della zanzara tigre, ad esempio, è possibile immaginare che ci siano buone potenzialità nell’applicazione della tecnica del maschio sterile. Uno studio, effettuato presso il Centro Agricoltura e Ambiente “G. Nicoli” di Crevalcore, Bologna, nel corso dell’estate 2005, si è concentrato sulla messa a punto delle condizioni ottimali per la produzione di maschi sterili in massa e per il loro rilascio nelle zone infestate. La sterilizzazione dei maschi di zanzara si ottiene tramite irraggiamento. I maschi irraggiati vengono poi confrontati con quelli fertili per verificarne la capacità competitiva. I risultati dell’esperimento però, anche se molto interessanti e promettenti, sono ancora preliminari. Numerosi problemi devono essere infatti risolti prima di poter considerare questa tecnica affidabile per applicazioni al di fuori delle condizioni di laboratorio e di ambiente circoscritto.
Consulta anche lo studio:
Stato di avanzamento della ricerca applicata sulla tecnica del maschio sterile. Di Fabrizio Balestrino, Anna Medici, Roberta Colonna, Romeo Bellini – Centro Agricoltura Ambiente “G.Nicoli”, Crevalcore, Bologna
Per saperne di più:
http://www.caa.it/content/entomologia/sitEMV.asp.