Chikungunya e clima: come la temperatura influenza la trasmissione da Aedes albopictus e cosa significa per l’Italia
Un nuovo studio pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface affronta uno dei nodi più critici nella comprensione del rischio di trasmissione di arbovirus: l’effetto della temperatura sull’incubazione e sulla trasmissibilità del virus chikungunya da parte di Aedes albopictus.
La trasmissione di agenti patogeni che sfruttano vettori biologici per diffondersi nell’ambiente dipende da processi fisiologici molto sensibili alla temperatura, in particolare:
- Periodo di incubazione estrinseca: tempo che intercorre tra il pasto di sangue su un ospite infetto e la presenza del patogeno nelle ghiandole salivari, con la conseguente capacità della zanzara di trasmetterlo a un altro individuo.
- Competenza vettoriale: capacità del vettore di acquisire, amplificare e trasmettere il patogeno.
I ricercatori hanno raccolto dati da letteratura scientifica consolidata e li hanno integrati in un modello che definisce la relazione tra temperatura e questi tratti biologici, producendo curve termiche e un indice di rischio epidemico funzionale alla temperatura (basic reproduction number dipendente da T, R0(T)).
I punti chiave del lavoro sono:
- Nel caso specifico, la durata del periodo di incubazione estrinseca diminuisce sensibilmente con l’aumentare della temperatura: si passa da un valore mediano di circa 9 giorni a 18 °C a circa 2 giorni a 30 °C.
- La competenza vettoriale ottimale si osserva in un intervallo termico ampio, tra ~14 °C e ~32 °C, con un picco attorno ai ~25 °C.
- Il virus può diventare trasmissibile a temperature inferiori rispetto a quanto precedentemente riconosciuto, rendendo possibile una stagione di rischio molto più estesa.
Questi risultati hanno implicazioni dirette per la nostra penisola, soprattutto considerando il clima temperato e l’ampia diffusione di Aedes albopictus, ormai presente in gran parte del territorio italiano da decenni e il cui ciclo biologico è strettamente legato alle condizioni termiche stagionali.
- Allungamento della finestra di rischio
Sulla base delle relazioni temperatura-dipendenti per periodo di incubazione estrinseca e competenza vettoriale, il modello suggerisce una stagione di potenziale trasmissione estesa da maggio a novembre nelle regioni meridionali più calde, con periodi di trasmissibilità plausibili anche nei mesi “marginali” in aree del Nord Italia (pianura Padana) in cui le temperature estive si mantengono elevate per periodi prolungati. - Rischio reale anche a temperature moderate
Il fatto che la trasmissione possa verificarsi anche a temperature basse (tra 13 e 14 °C) indica che anche periodi miti primaverili o autunnali possono contribuire a casi localizzati di trasmissione se combinati con introduzioni virali (ad esempio da viaggiatori infetti). - Cambiamenti climatici e scenario europeo
Il contesto europeo mostra un aumento consistente di casi di trasmissione autoctona di arbovirosi come chikungunya e dengue.
Per la Regione Emilia-Romagna, dove la popolazione di Ae. albopictus è abbondante e ben monitorata tramite una rete capillare di ovitrappole i cui dati vengono utilizzati in modelli previsionali, i risultati dello studio evidenziano alcune priorità operative:
- Approcci dinamici di gestione: i modelli previsionali della popolazione di zanzare, combinati con modelli di trasmissione temperatura-dipendenti, possono contribuire a migliorare la tempestività nella programmazione delle misure di controllo larvale e adulticida, consentendo un’allocazione più efficiente delle risorse.
- Comunicazione e prevenzione pubblica: ampliandosi la finestra di rischio, diventa fondamentale informare la popolazione con messaggi chiari su protezione individuale e riduzione dei siti di riproduzione anche in primavera e autunno, non solo in piena estate.
Lo studio conferma che la temperatura non è un semplice fattore ambientale, ma una variabile chiave che modula dinamicamente la trasmissione di arbovirus.
Per l’Italia, questa evidenza scientifica rafforza la necessità di strategie di sorveglianza integrate, modelli previsionali robusti e piani di intervento modulabili per mitigare il rischio epidemico nelle stagioni di transizione climatica.
